Racconto di avventura

I MISTERI DEL SUDAFRICA

… continua.

Il gruppo cammina lungo un tunnel illuminato da torce collocate lungo le pareti. L'atmosfera è umida e i ragazzi sono un po' tesi. Ad un certo punto la porta che ormai era un puntino luminoso alle loro spalle, si chiude, facendo voltare tutti di scatto.
– Non ne posso più! Grida Morgan furioso.
La voce rimbomba lungo la galleria e l'eco si ripete più volte, fino a che le pareti iniziano a tremare violentemente; allora i ragazzi fanno cenno a Morgan di tacere.
Tom sussurra:- Non parlate a voce alta, se non volete essere schiacciati.
– Le statuette!!! Esclama Alice, facendo tremare di nuovo la grotta.
– Shh! Comunque hai ragione, se le statuette sono fuori e la porta è chiusa, vuol dire che qualcuno, oltre ad averle prese, ci ha rinchiusi dentro. Dice Sharon bisbigliando.
John e Steve si mettono in testa al gruppo per localizzare le trappole e dopo qualche minuto giungono a un'enorme sala dalla forma circolare con statue e affreschi che rappresentano volti di animali e persone. Al centro della stanza c'è una vasca di dimensioni medie che contiene acqua piovana.
Il gruppo scende una rampa di scale e arriva davanti alla conca. Tom allora, dopo averla osservata rivela:- Ma scusate ragazzi, come è arrivata l'acqua se qui è tutto chiuso!?
Nel frattempo che il gruppo cerca di spiegare il mistero, Alice scatta foto e all'improvviso viene colpita da una goccia d'acqua; la scrittrice si guarda la mano e poi in alto e si accorge che lì c'è una frattura.
Il gruppo, chiamato da lei, va a osservare la spaccatura, senza trovare soluzioni.
La compagnia sente degli strani rumori provenienti dal tunnel e si nascondono dietro a differenti statue e durante l'attesa Alice si ricorda della chiave e del coltello che possedeva.
– Qui non c'è nessuno, possiamo procedere capo. Dice all'improvviso una voce maschile, che inizia a far impaurire di più gli amici.
– Eccellente! Ottimo lavoro Robert, ormai abbiamo il tesoro in pugno. Esclama una voce, sempre maschile, ma più possente e autoritaria che appartiene, evidentemente, al capo.
Steve riconosce la voce del suo ex leader e osserva attentamente ogni suo gesto da dietro la statua.
David è un uomo alto con le spalle larghe, capelli rasati, occhi scuri coperti da un paio di occhiali, è armato fino ai denti come il suo piccolo esercito composto da almeno dieci membri.
Porta al fianco un grande coltello e dietro la schiena ha un fucile a canne mozze.
Steve esce allo scoperto tra lo stupore degli amici e dice:
– Ho trovato la sala capo, ma non trovo l'ingresso.
– Steve… credevo che ti fossi schiantato con l'elicottero, ma a quanto pare hai preso le statutte e sei riuscito ad arrivare qui da solo… sorprendente! Dice David.
– Stevenson è morto e poi ho rintracciato gli altri e ho tolto di mezzo anche loro per poi trovare le altre statuette.
– Complimenti!!! Ma… non sei mai stato bravo a mentire. E così dicendo gli spara ad una gamba.
– Uscite fuori!!! Urla il capo furioso.

Continua tu…

Giacomo, Luca  Delia III B.

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