La luna nella letteratura

Ciàula scopre la Luna

"La scala era così erta, che Ciàula, con la testa protesa e schiacciata sotto il carico, pervenuto all’ultima svoltata, per quanto spingesse gli occhi a guardare in su, non poteva veder la buca che vaneggiava in alto. Curvo, quasi toccando con la fronte lo scalino che gli stava di sopra, e su la cui lubricità la lumierina vacillante rifletteva appena un fioco lume sanguigno, egli veniva su, su, su, dal ventre della montagna, senza piacere, anzi pauroso della prossima liberazione. E non vedeva ancora la buca, che lassù lassù si apriva come un occhio chiaro d’una deliziosa chiarità d’argento. Se ne accorse solo quando fu agli ultimi scalini. Dapprima, quantunque gli paresse strano, pensò che fossero gli estremi barlumi del giorno. Ma la chiaria cresceva sempre, come se il sole, che egli aveva pur visto tramontare, fosse rispuntato.
Possibile? Restò – appena sbucato all’aperto – sbalordito. Il carico gli cadde dalle spalle. Sollevò un poco le braccia; aprì le mani nere in quella chiarità d’argento.
Grande, placida, come un fresco luminoso oceano di silenzio, gli stava di faccia la luna.
Sì, egli sapeva, sapeva che cos’era; ma come tante cose si sanno, a cui non si è dato mai importanza. E che poteva importare a Ciàula, che in cielo ci fosse la Luna?
Ora, ora soltanto, così sbucato, di notte, dal ventre della terra, egli la scopriva. Estatico cadde a sedere sul suo carico, davanti alla buca. Eccola, eccola là, eccola là, la Luna… C’era la Luna! la Luna! E Ciàula si mise a piangere, senza saperlo, senza volerlo, dal gran conforto, dalla grande dolcezza che sentiva, nell’averla scoperta, là, mentr’ella saliva pel cielo, la Luna, col suo ampio velo di luce, ignara dei monti, dei piani, delle valli che rischiarava, ignara di lui, che pure per lei non aveva più paura, né si sentiva più stanco, nella notte ora piena del suo stupore."

Da: Ivana Bosio – Elena Schiapparelli, L’albero delle mele d’oro, Edizioni il capitello, anno 2008.

Ciàula era un ragazzo povero e dal carattere forte dato dai maltrattamenti subiti dai compagni che lavoravano assieme a lui in miniera. Ciàula non conosceva il buio della notte, ma solo quello della miniera che lo accompagnava nella sua infanzia e quando la sera tornava a casa si addormentava subito per la stanchezza. Per questo non aveva mai visto la Luna. Infatti il sentimento che lo assale e lo fa piangere dimostra che, nonostante il carattere ostile di Ciàula, la Luna, con la sua bellezza e semplicità, riesce a commuovere un cuore freddo e duro, facendo capire che tutti hanno dei sentimenti. Spesso sono proprio le cose più semplici che formano le gioie della nostra vita, ma non ce ne rendiamo conto e le trascuriamo.

Delia e Chiara, III B.

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Una risposta a La luna nella letteratura

  1. SaR ha detto:

    Ricordo esattamente quando l'ho letto per la prima volta. Nel mio dialetto d'origine, il barese, significa ciò che è maschile. Intendo, "ciaula". Un saluto da Salvatore.

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