Natale vecchio e nuovo.

[…]cresa_piccola

“Babbo, lo facciamo anche noi il presepe vivente?” diceva la Maria Luisa. “Sìi, babbo, facciamolo anche noi quest’anno! È così bello: sempre con quei pastori di gesso sono stufa!”.
“Lo faremo, lo faremo, basta che state sitti!”.
Promettere ai ragassi anche per scherso è la più peggio cosa che uno può fare. Non c’è dubbio che si scordano mai una volta quello che ci hai promesso.
Ecco che qualche anno fa mi ho deciso a farlo.
Sbarassa tutto al completo la cucina e il caminetto e attacca delle tende ai muri per far finta che era proprio una capanna.
“Qui per farlo completo ragassi, bisogna che troviamo prima qualche ragassino che è nato da poco, da far la parte da Gesù Bambino”.
Veramente quello non abbiamo tribolato tanto perché in quell’anno c’erano due o tre nipoti nati di fresco e ne abbiamo preso su uno a caso, che lo abbiamo messo in una cesta con drento dei truccioli.
“Adesso ci vuole uno che faccia il bue e un altro che faccia l’asino” e da quella via mi è scapato guardato Pierino, la quale lui l’ha preso per un riferimento scolastico e ha taccato a stramaledirsi che lui faceva S. Giuseppe o gnente.
“Va bene: tu farai San Giuseppe e la Maria Luisa farà la Madonna e se l’asino non lo vorrà fare nessuno di voi, vuol dire che lo farò io, che l’ho fatto delle altre volte e mi riesce bene”.
Detto fatto, fa uscire tutti i ragassi che s’erano già riuniti in casa, con l’ordine di entrare quando sentivano un fischio e mettisi al lavoro a prepararsi. La Maria Luisa si è messa in testa un fular legato sotto il collo e una gonna lunga della mamma, Pierino un tapeto da tavola che quando stava ginocchioni pareva un mantello orientale e me invece, dato che non ci avevo costume adatto, cercavo di imitare nella voce e nelle mosse l’animale che dovevo rappresentare e via via mi facevo anche una bella ragliata che faceva dare dei sbatoni a Gesù Bambino.
Quando siamo stati belli e pronti, me ho fatto per fischiare, ma mi è uscito per sbaglio un raglio, ma così fatto bene che i ragassi che aspettavano nelle scale dicevano: “Volete scomettere che ci hanno un asino vero!” e non hanno potuto più resistere alla tentassione di entrare subito.
Pena entrati, noi abbiamo fatto la nostra parte: la Maria Luisa aveva piegato la testa da una parte e con le manine giunte pregava sul serio, che pareva una vera Madonnina; Piero invece guardava per terra, un po’ turbato dalla presensa dei suoi cugini; io infine soffiavo sul Bambino per riscaldarlo, mentre la Gemma da una parte storciava un poco la bocca e faceva gli effetti di luce colorata.
Me, a un certo momento, ho alsato la testa per vedere l’effetto che faceva il presepe vivente a quel branco di ragassi, quando, porca balena, non mi sono corto che c’erano a starmi a vedere anche i miei cognati che ridevano sotto sotto. Non sapevo dove logarmi e cercavo di nascondere la testa drento il camino. Poi mi sono alsato lentamente: “Volevo far vedere a questi ragassacci che poco ci vuole a fare un presepio vero”.
Ma in quel mentre la Maria Luisa aveva taccato a recitare la poesia di Natale che nominava il bue e l’asinello, e allora ho dovuto mettermi ancora in gatone e soffiare sul Bambino fintanto che aveva finito.

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